| simone's profilewhen all are one and one...BlogLists | Help |
|
when all are one and one is all...pensieri e parole di un inutile clown June 28 jazz is the original basketball musicscritto ascoltando over it dei dinosaur jr
se aspirare al 100% della metà
June 23 perdinci!scritto ascoltando cuorenorme dei malfunk
is there anybody alive out there?
c'è bisogno necessità obbligo di più vita nello spento oggi quotidiano. pieni di parole sul cosa fare ma nessun buon samaritano disposto a spiegarci perchè farlo. cercasi urgentemente libretto di istruzioni, possibilmente in italiano neo-standard, lingua corrente. o almeno un messia concreto. non c'è bene e non c'è male, giusto un contesto di continuo immutamento in cui spiaccicarsi a mo' di moscerino sul parabrezza. molto allettante il tutto. tutto o niente se si è molto decisi, tutto il niente se si è più realisti, che l'incomunicabilità è un problema vivo e peso, anche tra noi più o meno empatici, più o meno compatibili. manca il contenuto, manca pure la forma, manca il significato e manca pure il significante, manca l'idea e manca pure lo stilema. non resta che un insopportabile contrasto tra due opposti identici paralizzati nelle proprie convinzioni/ costrizioni. insopportabile ed insanabile e non capisco perchè. probabilmente la dialettica di kant è una cazzata e a + b non fa c, fa qualcosa che di solito assomiglia a un vaffanculo; in fondo kant piace ai buoni e i buoni mai hanno vinto fuori da hollywood. e non bastano quaranta minuti di girato per fare una rivoluzione, figuriamoci esprimerla. nemmeno marciare basta per una rivoluzione ma d'altronde io non so come si fa una rivoluzione, conosco solo ciò che non serve per fare una rivoluzione. l'arte è l'unica rivoluzione che conosco, forse l'unica possibile o almeno praticabile in solitaria (no, purtroppo l'onanismo non è arte). ma collettivizzarla l'arte, la propria arte, l'arte altrui, è meglio, più efficace, più incisivo, più potente, rendersi ispirato e ispirazione al contempo, lasciare che il proprio genio creatore possa esser rimodellato da chiunque. la presa di coscienza è il primo passo per la rivoluzione. un assolo di parole ad un'ora incerta come introduzione confusa a ciò che sarà, qualsiasi cosa sia. certo è che un secolo e mezzo fa il poeta, o più in generale l'artista, perse la sua aureola. sarebbe ora guadagnasse in prassi.
June 07 pure epsos è vivo e lotta insieme a noiscritto ascoltando inizialmente la sigla di capitan harlock, poi stereonotte è una gran trasmissione, un sacco interessante
che in fondo gli argomenti sono sostanzialmente due. il primo è che se il governo (e tendenzialmente tutto il sistema) viene giù per una questione di patata, noi che abbiamo combattuto a fare? tutti 'sti anni di contestazione dura e pura con piena infedeltà alla linea, e poi tutto finisce per una questione di figa, merissima e comunissima figa, presente nel cinquanta percento degli umani su questa terra. una fine pessima, sarebbe abbastanza frustrante. detto questo passiamo al secondo punto. quando casca giù tutto (se e solo se casca giù tutto) passata l'euforia iniziale, i caroselli in macchina e le scariche di kalashnikov in aria - nessuno potrà strapparmi questa gioia sandinista - beh, noi, che si fa? per come siamo ridotti adesso direi che non possiamo far altro che attendere il prossimo re cui opporci strenuamente. e inutilmente. orgogliosamente panda tanto buoni quanto grossi in perenne via d'estinzione e con gli occhi neri per le botte prese, ma sempre là, diamocene atto, senza che sia chiaro se per convinzione o semplice stupidità. fiduciosi, che cadono tutti i re del mondo, anche se la bastiglia è ancora lontana e anche se libertè egalitè fraternitè è solo una rima baciata manco troppo originale. tipo cuore e amore, solo con molto più stile. e bisogna avere stile anche nei momenti peggiori, sempre dunque, che al peggio non c'è mai fine anche e soprattutto quando la fine è vicina. convertitevi e consegnate la vostra anima prava al buon dio, quel simpatico burlone che ha distribuito centimetri a cazzo (a buon intenditor...'na bella misura unica no, eh?), ha fatto l'ornitorinco con i ritagli avanzati dalle altre bestie e ha convinto giuseppe che l'unico cornuto nella stalla era il bue. per essere la base della religione più diffusa al mondo, beh, partiamo male in quanto a credibilità. ma si sa, la credibilità serve a poco se hai un bel sorriso e amicizie importanti, e l'unto figlio diddio presumo ne avesse hai voglia. un po' come quello attuale di unto, meno capellone e più attempato. e forse con un ego più vasto. ma succede pure che il tipetto abbronzato chiacchiera di islam, di corano, di palestina, ma con toni che sembra martin luther king strafatto d'erba. ciò è buono e fa ben sperare, sono e restano amerikani, ma fa ben sperare. morale della favola? andate a votare, e votate bene già che ci siete, una crocetta dalla parte giusta (chi la trova 'sta parte giusta mi contatti) non vi costa nulla e vi varrà un posticino nel rosso paradiso che ho in mente. giusto il tempo di ritrovare la baionetta e vi faccio sapere come e dove.
(il tredici giugno di trent'anni fa se ne andava demetrio stratos, semplicemente il più grande di tutti. visto che non è detto che di qui ad una settimana torni a postare, http://www.youtube.com/watch?v=BXB-PoihfYI)
May 31 safariascritto ascoltando placida radio notturna
cerco fede e trovo rimbaud in una notte qualsiasi, non necessariamente questa, insonne e insoluta, tra sciami pollinici e l'afa immobile, stagnante alla luce di una luna non troppo convinta. in radio sorprendentemente gli offlaga, affannati loro pure, a raccontare di un passato ancora tutto da progettare nello stesso modo cui noi ora guardiamo a un futuro che sembra a corsia unica, inevitabile.
ma sto in piedi e sto alto, che sono forte io, che è quello che mi si richiede e allora obbedisco, quando posso, se posso. ora devo.
notizie del giorno.
a torino dieci minuti di guerra disegnata col compasso. le favole non ci si addicono nemmeno troppo, ci rinunciamo placidamente prima che loro rinuncino a noi. pare che ligabue facesse il fonico per capossela, e pare anche facessero alquanto schifo entrambi; poi uno è migliorato, l'altro ha fatto i soldi. la fortitudo è in a2, bandiere a mezz'asta e savic...dio lo punisca savic. ho un rosario nuovo di zecca benedetto quasi da gesù cristo himself che farebbe l'invidia di qualunque papaboy; perchè non riesco ad entusiasmarmi? perchè non scrivo più? perchè mi mancano le forze, egoista e avvilito qual sono. ne parlò perfino la komsomolskaya pravda. ma ricopro al meglio il mio ruolo di spacciatore di serenità. e alice è il diavolo, alice è il diavolo, alice è il diavolo. siamo nati in piena new wave, mentre scoppiava cernobyl, e siamo cresciuti in mezzo al grunge; i risultati sono lampanti. sempre fedeli al bresaolo di greyskull, unica entità superiore in cui ci riconosciamo. c'hanno davvero preso tutto. se non compro un decoder tra poco non potrò più vedere rai 2 ne rete 4; questa sarebbe una minaccia? e indosso una camicia che non mi entra più e non reggo più l'alcol come una volta e l'unica cosa è chiedersi quale sia il perchè. adoravo dormire ignudo fino al giorno in cui una bestiolina non identificata mi ha punto sul glande: un dolore espressionista. fumo via pomeriggi di studio e ombra circondato da merli di dimensioni preoccupanti. far semplicemente silenzio a volte è cosa buona e giusta...a volte meno, ma non sono qui per discutere delle sfumature. devo pronunciare ad alta voce una frase con vocali e consonanti; reso cavia, novello barney, non me la cavo troppo male, fallissero le velleità artistiche donerò il mio corpo alla scienza. tutto ha un senso anche se non sembra.
be deu hoi mais finir nostra razos;
un pauc soi las, que trop fo aut lo sos.
leven doi clercque diien lo respos.
tu autem deus, qui est paire glorios,
nos te preiam que 't remembre de nos
quant triaras los mals d'antre los bos.
May 11 sua leggerezza perelàscritto ascoltando il tuo stile di leo ferrè
- come è solcato oggi il cielo. sembra un popolo nuovo di uomini nuovi, non è vero?
- no, di nuovi uccelli.
- guardate! guardate!
- guardate che cosa c'è lassù, nel cielo.
- fammi volare, amore!
- aquile bianche, candide aquile come cigni, aquile d'oro, aquile d'argento, aquile nere, aquile di tutti i colori vanno su, su coi loro becchi adunchi, su su nel cielo...
- vanno a strappare a dio il velo sopra il suo mistero.
- macchè!
- quelle bandiere così in alto, salgono a schiaffeggiare l'azzurro col sangue della loro vittoria.
- macchè!
- come è solcato oggi il cielo.
- fammi volare, amore!
- quegli uomini vanno a consegnare di propria mano la loro anima a dio.
- macchè!
- dove vanno?
- vanno a cercare perelà.
- perelà?
- il signor perelà?
- ah! ah! ah! ah!
April 27 long afloat on shipless oceansscritto ascoltando mostri sotto il letto di giorgio canali and go on (si dice go on?)
volevo ammazzare il tempo, lui ha ammazzato me. con un kalashnikov caricato a salve. beate loro, noi non ci salviamo mai, le nostre storie finiscono sempre male. di miele. fiele. padre allontana da me questo amaro calice colmo di camomilla e stanchezza precoce. coito ergo sum, coito ergo cum. all'inglese, non alla latina-latrina dove far gorgogliare via sogni e ideali e dignità più in generale. dietro la collina, coperta di pecore e pastorelli bucolicamente sodomiti, fortunati loro che si divertono yoko, e john di là, dietro la porta e un sol7 che sfugge all'imperfetta asonorità del legno regno segno sogno sonno. si, stanco di una stanchezza innaturale, costretti ad invecchiare prima che sia tempo, barattare l'infanzia tenera età con una età terza che è quasi quarta. saggezza e pazienza restano in cassaforte, il peggio in egoismo e cattiveria lo portiamo sempre fuori a pisciare. interrompere i trip: male. rincorrere i trip: così così. rincorrere i tir: suicida. world wide suicide, you're welcome. siete pregati di arrivare cavalcando un maiale, infetto possibilmente; ammessa la mascherina solo se in tinta con l'elastico delle mutande o con la coda ricciolina del suino mutante. e se schiattate buon per voi (prossima volta che ci sentiamo ricordami che devo dirti una cosa importante in proposito), meno pensieri per la testa, basta tasse, basta etica, basta calzini sbrillentati che scendono e basta con le antiestetiche pezze sotto le ascelle. anch'io voglio banchettare sui cadaveri abbruzzesi, vivi o morti poco importa. i can't go on, i will go on: ecco il mio nuovo mantra mentre i'll buy you a drink and i'll tell you what i think verrà il giorno che mi tornerà pure utile, claro? che la liberazione si vive, non si ricorda, ed il cavaliere sturmundrang questo lo sapeva bene, splendente nella sua armatura color pistacchio e elmo antigermico in tinta con la ricciolosa protuberanza posteriore del suo maestoso suide. magari verrebbe tutto più semplice se quel cielo di plastica lassù la smettesse di rovesciare vento di nylon e acqua sintetica sulla testa di una primavera già stanca e già vecchia come sono io oggi. oggi avrei voluto un dio che mi ascoltasse; ho trovato solo un blog.
April 26 26aprile2009I CAN'T GO ON, I WILL GO ON
ciao a chi c'è.
ciao a chi se n'è andato.
ciao a chi dovrebbe andare.
ciao a chi non c'è più.
April 13 sdebitamentoscritto ascoltando miles davis in random
lele ascolta jazz, ma di jazz capisce nulla. leggenda vuole che per ascoltare jazz sia necessario capirne; lele non ne sa nulla, conosce solo qualche nome per sentito dire - che per altro, con le ragazze intellettualoidi funzionano benissimo - e di solito si sente un infiltrato tra i cattivi, agente sotto copertura immerso fino al collo nel pericolo. visto da fuori magari è anche credibile, ma ha sempre paura che qualcuno lo fermi per strada e cacciandogli gli occhi negli occhi, a voce bassa ma ferrea gli dica cazzo credi, lo sappiamo che prima, al pc ascoltavi gli specials e tenevi pure il ritmo con la testa. cresci!. si, in effetti lele è un po' paranoico. lele ascolta jazz perchè ha voglia di pensare, e di scrivere magari, e il jazz per pensare, e per scrivere magari, è meraviglioso, malinconico quanto basta, niente distorsioni e soprattutto niente parole. il pensiero ci scorre sopra fluido, riempe il vuoto vocale e si lascia riempire dal flusso in quattroquarti, e finisce ad inondare placido, sotto forma di bic nera nervosa, sul bianco di una pagina a righe, pentagramma ripetuto ed ansioso di essere colmato da una melodia impossibile da performare.
lele vaga e non sa bene perchè a quell'ora sia lì, probabilmente è solo l'abitudine ad un ultimo appunto prima di andarsene a letto a smaltire un'altra inutile giornata puntellata e tenuta in piedi da poche solide fondamenta, troppo isolate in mezzo a tante altre fatte di sabbia ed infamia.
(lele crede che alcuni paragoni siano quantomeno inopportuni, ma crede anche che alcuni eventi colpiscano l'immaginario collettivo e lele, per quanto soffra nell'ammetterlo, è parte viva e attiva del collettivo).
lele pensa che ha tutta la vita davanti, beato lui, ma lele è un inguaribile pessimista e sta vita davanti gli fa paura, troppo brutto e cattivo e precario appare il futuro, o tempora, o mores. è indeciso tra il salvare il mondo e il suicidio; probabilmente non giungerà mai ad una scelta condivisa.
lele si consola pensando che davanti ha anche circa mezzo litro di tè bollente alle erbe e da lui aromatizzato con un po' di mandarino, una cannetta ed un libro di saramago cui da tre giorni mancano tre pagine alla fine. probabilmente domani lo finirà. lele è un po' deluso per ragioni varie ed eventuali, è cosciente di guardare troppi film e di non essere affatto giustificato. ma conosce troppa gente e poche persone. lele è innamorato e ama il bianco tondo dietro alle nuvole e al vento. lele sa che domattina tutte le paranoie notturne svaniranno quando la radiosveglia inizierà ad urlare; ancora non ha deciso se ciò sia un bene o un male. lele ti verrebbe a prendere anche subito, ma è tardi e allora si limita a ficcarsi sotto alle lenzuola.
ad ogni modo il tè si raffredda troppo rapidamente. April 11 mi sa che stanotte...11scritto ascoltando niente, mi sa che stanotte non serve
ma noi semo mejo. o almeno convinciamoci sia così, altrimenti è finita davvero. semo mejo, e allora non mi spiego tutte le sconfitte, che poi è una sola, ininterrotta, eterna sconfitta. il mondo è dei furbi dice, e noi furbi non lo siamo mai stati, semo mejo, più buoni, più onesti, più puri, più sinceri, più empatici. ma furbi no, davvero mai, i pochi furbi tra di noi se ne vanno appena possono, e io non mi sento di biasimarli. ci lasciano, a noi che semo mejo, e se ne vanno con gli altri che sono i peggio ma hanno ragione. a noi che semo i mejo non resta che questa presunta superiorità morale, intellettuale, etica, e l'ennesimo boccone amaro da ficcare in gola a forza, attenti a trattenere il vomito altrimenti davanti agli occhi torna tutta la merda ingoiata confidando nel fatto che noi semo mejo, e alla fine dovremmo averla vinta. se c'è una giusta, alla fine dobbiamo averla vinta noi, semo mejo, noi. e tutto sarà bello dopo. si, tutto.
(no, non è questione di berlusconi o di politica in generale, almeno non solo)
ma noi semo mejo però!
noi...semo mejo!
dici de no?
semo mejo...eravamo mejo...se pensavamo de esse mejo...dovremmo esse mejo...
alà mo che dimo? alà che famo?
e che famo...coremo. spettame che 'rivo, eh.
che schifo. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|